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Il Diluvio Universale secondo i Greci e gli assiro-babilonesi

Deucalione , Pirra e Gilgamesh

Deucalione, figlio di Prometeo ( a sua volta  figlio del Titano Giapeto e dell'Oceanina Climen)  aveva sposato la cugina Pirra, figlia di Epimèteo , fratello di suo padre.

I due giovani sposi si stabilirono ai piedi del monte Parnaso, in una località di nome Ftia , dove cercarono di regnare  con rettitudine facendo vivere i proprio sudditi in pace.

Gli uomini però, usciti dal mondo primitivo grazie all'illuminazione del fuoco donato loro da Prometeo, iniziarono a sentirsi al pari degli dèi, e cominciarono a  trascurare gli obblighi religiosi; i popoli divennero pieni di sé, prepotenti e malvagi, si armarono gli uni contro gli altri e sulla Terra scoppiarono molte guerre che portarono alla rovina molte città. Zeus decise  quindi di annientare gli esseri umani, con l'immensità delle acque di un  Diluvio Universale.

Con il Diluvio Universale infatti,  tutti gli uomini morirono, tranne due:  Deucalione e Pirra.  Zeus, sapendo  che  Deucalione era un  principe onesto, giusto e religioso, e Pirra una  donna saggia e virtuosa, decise di salvarli ponendoli  su di una barca, sulla quale rimasero per nove giorni , cioè per tutta la durata del Diluvio. Deucalione e Pirra  navigarono  sulle acque fino a quando  approdarono sulla vetta del Parnaso.

Solo allora poterono finalmente scendere a terra dove, essendo l' unica coppia umana sopravvissuta al castigo divino, scoprirono uno spettacolo di desolazione e di rovine.

Camminarono fino ad una valle dove trovarono il tempio con l'oracolo di Temi, la dea della giustizia e si fermarono per consultarlo e ricevettero questa enigmatica risposta:"Uscite dal tempio e gettate dietro le vostre spalle le ossa della Gran Madre".

Deucalione e Pirra pensarono a lungo alle parole dell'oracolo fino a quando, un giorno,  Deucalione finalmente capì che la Gran Madre era la terra, e pertanto le sue ossa erano le pietre.

Così,  le pietre gettate da Deucalione,  diventarono uomini  appena toccarono la terra, e quelle gettate da Pirra diventarono donne ed in questo modo  la Terra si ripopolò.

Il diluvio babilonese è raccontato nell'Epopea di Gilgamesh, un poema in lingua assira, tramandato su 12 tavolette cuneiformi rinvenute a Ninive nel secolo scorso. Nell'undicesima tavoletta si narra di un antenato di Gilgamesh, Utnapishtim, scelto dal dio Ea per ricostituire l'umanità dopo il diluvio mandato sulla terra per punire la malvagità umana.